Un abbraccio blogosferico da Lakemmy.
Sconvolgimenti climatici parrebbero in arrivo, così dicono gli esperti in un inverno che poco ha a che vedere con gli inverni passati.
Anche gli alberi paiono un po’ confusi: “buttare” gemme nuove in gennaio è, diciamo, quanto meno piuttosto insolito, ma è così che oggi va.
La domanda m’è sorta spontanea: e noi? Che si fa? Si sta qui ad attendere che i ghiacciai si ritirino?
Verosimilmente la notizia avrà vasto eco nel settore del marketing: molti si affrettano già ad acquistare condizionatori in previsione di un’estate che dicono sarà torrida e, probabilmente, cappotti, sciarpe e guanti vedranno un certo calo della produzione.
Già, i ghiacciai rispetto a dove vivo non sono poi così vicini, quindi perchè preoccuparsi troppo? L’importante è che gli affari si adeguino, che le aziende siano pronte a dare le risposte più efficaci, in modo da accompagnare le presenti e future generazioni in un passaggio non traumatico ad un’Italia senza più “mezze stagioni”.
Il tutto sa un po’ di surreale, ha gli stessi contorni ovattati del film Vanilla Sky..persino inquietante, oserei dire.
No, non parlo del cambiamento climatico, non è questo che mi pare traumatico, quanto la non-reazione collettiva.
Non amo gli allarmismi, nè i drammi, non sono un’ecologista a tutti i costi, ma mi piace molto il Pianeta Terra, è la mia Casa, e vorrei essere partecipe di cambiamenti positivi, piuttosto che restare passivamente ad attendere.
Abitiamo qui, e qui è il nostro nido..non vorrei vederlo allagato, nè vorrei che così lo vedesse chi arriverà dopo di noi;cosa racconteremo? Che eravamo troppo intenti a garantirci il nostro orticello di benessere che, caspiterina, ci è sfuggito il senso comune delle cose e del vivere?!
Sarebbe un’argomentazione decisamente lacunosa..
Enzo Mari è un architetto, studioso della psicologia della visione e della metodologia della progettazione. Nel definire chi sia un progettista dice:”Un buon progettista è come un vecchio contadino che al termine della sua vita decide di piantare un bosco di castagni. Lui non farà in tempo a mangiare i frutti nè a riposarsi sotto la loro ombra o usare il legno, ma lo pianta lo stesso pensando ai nipoti“.
Ecco, potremmo provare ad essere un po’ più progettisti tutti quanti, e non solo di noi stessi..sono convinta che potrebbe essere una prospettiva fruttifera di nuove energie e di piccole grandi coccole per questo nido che è il nostro habitat.